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MILLELEMMI. Non è l’assurdo…ma è l’essenziale.

Ho divorato con ansia e con avidità questo nuovo disco di Millelemmi…che a tratti sfuggiva di mano, per molto tempo si dimostrava assolutamente ermetico e in pochi momenti ho afferrato punti fermi a cui appoggiarmi. Rap diventa Hip hop e le metriche si fanno severe e i testi diventano un crocevia di soluzioni obbligate. L’arte di Millelemmi oggi con questo “Italodelicastrofunk” è quella di sagomarli per messaggi che con mestiere trattano argomenti a cavallo tra spiritualità e filosofia di vita senza negar loro il bello di un fascino estetico. Il gioco diventa durissimo e ricco di insidie quando è la visionaria volontà di un autore a dover fare i conti con l’estetica da radiofonia e commercio. Millelemmi ci riesce benissimo lanciando la bellissima “Apri la porta” di cui vi mostriamo anche il video. Non è l’assurdo…ma è l’essenziale. E non mi sarei mai aspettato un’intervista…come dire…normale…

Voglio impostare questa intervista lasciandoti libero spazio per delle analisi. Ti lancio l’input e vediamo
Un nuovo disco con taglio sociale. Almeno io ci ho visto vita quotidiana dietro le metafore di Demetrio e di Tavor…
Un disco per una nuova società tagliente. Almeno, io non ho visto altra vita oltre a quella quotidiana.
Metafora, racconto e didascalia si equivalgono al momento che si osservi, si viva e si crei con il medesimo approccio, o ci si provi.
Le zavorre con cui ci riempiamo, o ci lasciamo riempire, continuamente le tasche appaiono inesorabili ma non sono che sacchi di sabbia: bucarli è facile.

Il raggiungimento di un “se” cosciente di bellezza e di energia positiva…
Se e dico “se” si raggiunge qualcosa si finisce di vivere o di godere.
L’ innato bisogno disperato della beltà ricerca fonti di energia positiva per alimentare il “sé”. Se è cosciente.

La musica digitale l’ho vista come una chiave che sia di appiglio per il popolo quotidiano. La psichedelia – anche letteraria – l’ho trovata salvifica per oltrepassare i confini dell’ovvio…
Personalmente la musica di questo disco l’ho sentita e non era digitale. In digitale sono stati fatti solo editing, mixing e mastering.
Non conosco nessun popolo quotidiano (pensandoci neanche l’opposto di “quotidiano”) al quale dare appigli e in ogni caso non saprei reggerlo tutto, sono troppi.
Fra l’altro mi sembra che il popolo non cerchi niente a cui aggrapparsi ma anzi che goda del farsi trasportare dalla prima corrente a caso.
Oltrepassare i confini dell’ovvio è sempre salvifico, certo! Anche se solo per un istante. Certa metasemantica ci può comunicare molto di più degli slogan con cui tutti si riempiono facilmente la bocca e che durano un istante.

Oltrepassare “La porta” non è da film horror…ma è da chi cerca la sua personale salvezza…
Tu l’ hai detto.

Il bit digitale, che sia da una stanza lontana o che sia dritto in faccia, non segna solo il ritmo ma scandisce il tempo…
L’ hai detto tu.

Colori e maschere ed una guida che non è la morte…”Italodelicastrofunk” è un disco che parla della vita…
La morte è parte della vita, se non l’apice. “Italodelicastrofunk” è solo un disco.
Grazie per le domande.

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