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Pier Bernardi. Il suono che si vive dentro

Ci soffermiamo con parsimonia e rispetto dietro un’opera così intensa e criptica. Parliamo del nuovo – e per alcuni versi anche il primo – lavoro del bassista Pier Bernardi che ritroviamo sfogliando pagine di musica italiana e di grandi collaborazioni. Come al solito noi di BlogMusic vogliamo in qualche modo evitare di tornare sempre sui punti cardine che fanno gola a questa società dello spettacolo. In “Re-Birth” troviamo sicuramente grandi musicisti a farne da corredo ma è l’anima e la scrittura di un ragazzo che sostanzialmente proviene dalla provincia italiana a farla da padrone in un lavoro strumentale di 10 inediti scritti…ma soprattutto vissuti dall’istinto. Suono che si sente…e che si vive da dentro. Perchè perle preziose come “Grace” nascono proprio come live estemporanei…sono registrazioni, sono fotografie…che dal suono di basso di Pier Bernardi si evolvono in scenari rock, pop, world e tinte lievi di elettronica. Un disco analogico…sia chiaro…suonato e inciso come si faceva un tempo. BlogMusic ci prova a contaminare meno possibile gli ascolti che vi propone…di sicuro cerchiamo di andare oltre la schiera del dovuto e del perbenismo di questo santo mainstream.

“Re-Birth” è rinascita. Da chi? Da cosa? Rivoluzione o evoluzione?
“Re- birth” è una rinascita e come ogni rinascita porta in sé elementi sia di evoluzione che di rivoluzione.
Evoluzione sicuramente del mio stile che ha trovato grazie a questo disco una sua forma ben precisa e solida, riuscendo a essere fedele a quello che volevo esprimere.
Rivoluzione perché fare un disco strumentale nel 2017 nel mercato discografico italiano è un gesto rivoluzionario di per sè! Ma mi è venuto in modo del tutto naturale e quindi la rivoluzione è molto sincera e sentita.

C’è del rock raffinato dietro mille cambi di registro e di stile. È questa la vera radice del sound?
Sì, esattamente. Alla base c’è il mio passato di bassista Rock Funk e Pop ma il tutto è miscelato con le influenze assorbite da tantissimi ascolti di dischi e produzioni dei generi più disparati.
In più tutti i musicisti che hanno suonato con me sono nati dal rock: Ace dagli Skunk Anansie, Michael Urbano da Sheryl Crow e Smash Mouth , David Rhodes con Peter Gabriel. Solo Amighetti, che non a caso è anche il produttore del progetto, è invece molto più radicato nel mondo delle grandi produzioni di World music.
La commistione di generi, dei background dei singoli musicisti e degli stili è confluita nelle mie composizioni e il risultato finale è qualcosa di diverso dal rock ma che mantiene il rock come radice sotto il tutto.

C’è dell’improvvisazione e questo lo scopro leggendo le tue note di stampa. Quanto spazio hai lasciato al momento e al caso per la scrittura?
Direi quanto bastava. Siamo arrivati in studio consapevoli che le mie preproduzioni piacevano già ma che erano comunque solo un punto di partenza per la stesura dei brani, come dice lo stesso Ace in una video intervista che ho pubblicato sulla mia pagina Facebook “tutto il lavoro si è svolto molto naturalmente, senza forzature o momenti di crisi”.
Molti soli del mio basso come per esempio quello di A bus, your hand o My eyes are yours sono stati improvvisati, altri provati decine di volte come in Stars and Stones o Grace.

Chissà quanti ti avranno già fatto questa domanda. Ma perché le chiami canzoni?
In effetti mi è stata già fatta! Io ho tutta una mia idea in merito, e no, non l’ho preparata a tavolino per rispondere in base alle domande di un’intervista. L’etimo della parola canzone si riconduce ai componimenti lirici. Lirico, a sua volta, definisce ciò che è espresso in modo soggettivo dall’autore rispetto alla sfera del sentimento, del sentire e degli affetti. In questo senso Re-Birth non potrebbe essere più lirico di così! Quindi, perché non dire che sono canzoni? Se ti riferisci al fatto che il disco non contiene parole e voci, bhe, credo davvero che Re-Birth in realtà le contenga entrambe. La voce è il mio basso, è lo strumento che produce il suono attraverso il quale mi esprimo e quindi la mia voce. Le parole sono poche ma ci sono, sono i titoli dei brani. Non serve altro per raccontare le storie, i momenti e le sensazioni che ho voluto inserire nel mio disco.
Naturalmente per me voci e parole di Re-birth racchiudono tutto un mondo dato che posso ricondurle a episodi e persone del mio vissuto. Per chi ascolta i titoli suggeriscono una strada immaginifica da seguire per interpretare la musica. Ma sono solo una guida, mi piace l’idea che ognuno senta e percepisca a proprio modo, chissà quante immagini diverse potranno creare i brani di Re-Birth!
Pensare a questo mi emoziona.

In “Little Square of Miracles” c’è Janis Joplin e ci sono i Pink Floyd. Sei d’accordo?
D’accordissimo, ma non è stata una cosa voluta.
Questo brano aveva tutt’altra forma nella mia testa prima di entrare in studio.
Dopo che io, Ace e Michael l’abbiamo suonato è diventato come lo senti su disco. Una delle cose belle della lavorazione di Re-birth è che ha lasciato piena libertà creativa di composizione ai musicisti e dopo la session fatta per “Little square of miracles”, riascoltando il brano, ci siamo accorti dei rimandi involontari che anche tu hai notato.
Ace adora i Pink Flyd, lo influenzano molto, quindi è quasi normale che in un brano lento come questo, molto misterioso e fluido, si sentano questo tipo di sonorità.
E comunque una cosa di cui vado molto orgoglioso.

E cos’altro ci siamo persi per strada? Cioè quali altre citazioni hai fatto strada facendo?
Nessun rimando è voluto a priori o studiato a tavolino, proprio per le modalità compositive che ti spiegavo prima.
Quando ho ascoltato il cd, dopo aver ricevuto le prime copie fisiche e quindi era passato un po’ di tempo dalle registrazioni, mi sono accorto che ci sono spunti che possono ricordare qualcos’altro come in I’m Ready now dove le chitarre sono alla Rage Against the machine e anche il giro armonico, nella stessa canzone, nello special, la chitarra di Ace omaggia lo stile di Hendrix.
Il solo di basso in chiusura di World Syncope può rimandare al Flea degli anni ’90, o, ancora, riferimenti più o meno vaghi alla musica d’autore italiana come quella del maestro Morricone in My eyes are yours o Grace e infine forse qualcosa di fusion in Dresses upon us e While you are sleeping ma in una cornice molto più sperimentale che jazz.
Le influenze sono qualcosa che ho dentro e che considero una grande fortuna, per il resto tutte le canzoni di Re-birth le sento molto mie, molto personali. Mi ci riconosco in toto, sono io.

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