Nato tra Napoli e Buenos Aires, Diego Moreno lancia un brano che è carezza e danza. “Será Todo Mejor” racconta con delicatezza la voglia di non arrendersi. Un artista che canta ciò che vive e vive ciò che canta, come fosse un rituale di speranza.
La canzone è un omaggio all’estate, alla sensualità e alla passione: quanto è importante per te la stagionalità nelle tue uscite?
Credo che ogni canzone abbia il suo tempo giusto. Quando ho sentito che “Será Todo Mejor” aveva quella vibrazione estiva — leggera ma non superficiale — ho capito che doveva uscire proprio in estate, anche se ormai era già iniziata. La stagione stessa fa parte del messaggio: calore, luce, speranza. Non ti nascondo che anche io sono un po’ meteoropatico!
Paradossalmente l’ho inviata anche in Argentina, dove adesso è pieno inverno, e ti posso assicurare che ha portato un tocco di solarità/positività che non guasta affatto. Sicuramente la riproporrò lì a gennaio 2026, in piena estate sudamericana.
Ti senti più rappresentato come autore, cantante o narratore di storie attraverso la musica?
Forse un po’ tutte e tre le cose. Scrivo, interpreto, ma soprattutto racconto. E lo faccio con la musica, che per me è una lingua dell’anima, sicuramente un linguaggio trasversale. Ogni canzone è un piccolo film, una storia da far vivere a chi ascolta.
Com’è cambiato il tuo rapporto con il pubblico negli anni, anche attraverso i social e i videoclip?
Non so se il rapporto con il pubblico sia davvero cambiato, ma sono certo che i live restino il momento più autentico, dove si crea un filo invisibile ed empatico tra me e chi ascolta, fatto di emozioni e racconti condivisi. Mi sento sempre privilegiato ad avere davanti un pubblico attento e desideroso di storie.
Detto questo, il rapporto si è evoluto: prima tutto era “dal vivo”, oggi c’è anche la dimensione digitale, che può essere un buon veicolo, se usata con attenzione. I videoclip sono diventati una parte importante del racconto musicale, e io cerco di restare sempre autentico, senza forzature.
Quanto ai social…beh, sono un po’ un boomer, ma comunque mi trovate su tutti i canali, facendo il mio, senza strafare.
In “Será Todo Mejor” c’è un invito alla speranza. Quanto è difficile parlare di ottimismo in un’epoca come questa?
Certo che non è facile, affatto. Come dicevo, la canzone è stata scritta diversi anni fa, ma parla di un mondo che spesso ci confonde e che fatichiamo a capire. Oggi, a dire il vero, sembra che tutto sia andato a rotoli, per usare un eufemismo.
Spero, e voglio crederci, che una canzone possa ancora avere un effetto lenitivo. Anche se “Será Todo Mejor” è una canzone leggera, spero possa trasmettere buone vibrazioni a chi la ascolta. Provo a “pregare” con le mie canzoni, ma non solo con le mie… Di recente abbiamo portato in scena uno spettacolo intitolato “Solo le pido a Dios” (capolavoro di León Gieco), scritto tanti decenni fa, con una frase che oggi è purtroppo più attuale che mai: “Solo chiedo a Dio che la guerra non mi sia indifferente”.
Hai detto di voler costruire ponti musicali: oggi cosa significa davvero per te ‘unire mondi diversi’ attraverso una canzone?
Certamente, non è solo una frase: lo dico e lo faccio davvero. Mi sento un ponte tra due culture, quella argentina e quella italiana, e tutta la mia vita artistica ne è la testimonianza. Unire mondi diversi significa trovare somiglianze dove sembrano esserci solo differenze. Prendi Napoli e Buenos Aires: hanno molto più in comune di quanto si pensi.
Per me, unire mondi è creare empatia, un legame che passa attraverso un ritmo, una parola, una melodia. È riuscire a far sentire vicine realtà lontane, facendo incontrare culture e storie diverse in modo autentico e coinvolgente.
C’è una dedica nascosta in questo brano che non tutti conoscono?
Ogni canzone porta con sé una dedica, anche quando non è esplicita. In questo brano c’è un pensiero speciale per chi mi è stato vicino nei momenti più difficili — momenti che, credo, tutti prima o poi attraversiamo.
C’è anche un ringraziamento a chi, con un semplice sguardo, sa infondere speranza e dire: “Andrà tutto meglio”.
Come non dedicare questa canzone a mia moglie Maddalena, che è stata quel sostegno prezioso per me?
Abrazos!