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Trattamento di fine rapporto e “La mano”: il valore di un gesto semplice

Con «La mano», i Trattamento di fine rapporto raccontano il bisogno di contatto e di autenticità in un mondo sempre più distante. Un valzer delicato e malinconico che trasforma la solitudine in riflessione, e la musica in una carezza capace di unire, anche senza parole.

 

Il brano nasce da un giro di chitarra acustica: quanto contano gli elementi spontanei nella vostra scrittura?
Le canzoni nascono quasi tutte in modo abbastanza istintivo ovvero almeno l’idea iniziale. Ci sono momenti in cui intenzionalmente vorresti scrivere un brano ma non arriva nessuna luce mentre a volte in situazioni più spontanee e forse anche più rilassate emerge quel riff quel giro e quelle parole che cercavi. A volte la pretesa di pianificare la scrittura di un brano almeno nel nostro caso fallisce.
Come si è evoluto il vostro modo di fare musica dal tempo di “Spariamo nel buio” a oggi?
Spariamo nel buio rappresenta un ponte tra lo stile più folkeggiante, anche se sempre alternato a fasi intimiste dei Li.B.Ra. e una ricerca diversa, forse ancora più personale e meno condizionata in alcuni brani dalla scrittura di gruppo. Alcuni brani che poi sono finiti dentro Crinali esistevano già coi Li. B. Ra. ma non riuscivamo a definirne i confini e ad arrivare a degli arrangiamenti soddisfacenti.

Quale canzone del vostro repertorio sentite più affine a «La mano» e perché?  Sicuramente da un punto di vista lirico è molto affine a “Ferite” contenuta sempre in Crinali

Che ruolo gioca la malinconia nelle vostre canzoni?
La malinconia può essere presente ma convive con tanti altri sentimenti contrastanti
Pensate che oggi ci sia ancora spazio per la musica che invita alla riflessione?
Lo spazio sembra essersi ridotto, sono diminuiti i tempi di attenzione e di ascolto, figuriamoci gli scorci riflessivi, viviamo quasi sempre connessi, travolti da continui e rapidi stimoli, tra post tweet e reel; nonostante tutto crediamo che esista ancora un pubblico che ama scovare e scoprire realtà musicali e artistiche anche minori. Non penso che la musica d’autore sia in declino, crediamo però che tranne poche eccezioni sia sempre più difficile farsi notare perché la rete è un territorio di un’abbondanza desertica. C’è di tutto e forse troppo ed è difficile fuori dagli algoritmi ottenere la giusta attenzione. Un dato incoraggiante è che spesso abbiamo assillato amici, conoscenti o utenti sconosciuti all’ascolto attento delle nostre canzoni e difficilmente abbiamo ottenuto riscontri freddi. In molti casi c’è bisogno di un terzo quarto ascolto per interiorizzare molti brani e alcuni passaggi del disco ma poi le risposte sono state sempre positive. In fondo non amiamo l’etichetta di band estremamente impegnata, in fondo molte delle nostre canzoni si prestano all’orecchio, basta avere fiducia.
Qual è l’ambizione più grande che avete come band?
Tutte e nessuna. Ci occupiamo di molte altre cose (famiglia, lavoro, politica, associazionismo, agricoltura) ma riteniamo che la musica, la scrittura di inediti debba rimanere una componente fissa nel percorso che rimane, una finestra socchiusa che mantiene sempre aperto uno spiraglio. Si può smettere di scrivere e di suonare per giorni, per mesi e per anni ma non per sempre.

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