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Giuseppe Campagnani porta in musica il suo sguardo sul tempo con “Il Treno”

Nel singolo “Il Treno”, Campagnani intreccia poesia, osservazione e riflessioni personali, trasformando un’immagine notturna in una canzone intensa e luminosa. L’intervista ripercorre la genesi del brano, il rapporto tra musica e vita reale e l’evoluzione creativa che guiderà i suoi prossimi lavori.

 

“Il Treno” è pieno di attese, di partenze mancate, di rotaie che cambiano direzione. È anche una metafora del suo percorso personale?

Credo di sì. Negli ultimi anni la mia vita ha cambiato direzione più volte.

Nel testo c’è una grande attenzione ai dettagli, come se ogni immagine avesse un significato nascosto. Quanto tempo dedica alla revisione e alla scelta delle parole?

Molto. Riscrivo spesso, taglio, asciugo. Ogni parola deve stare al suo posto. Spesso elimino almeno il 70-80% di ciò che ho scritto: è un processo che può richiedere giorni, settimane o anche mesi. Alcune canzoni poi, pur avendo superato questo processo, decido comunque di non pubblicarle.

Il brano ha una struttura minimalista ma emotivamente ricchissima. Come è riuscito a trovare questo equilibrio senza appesantire la canzone?

Seguendo il principio del “meno è meglio” o de “il troppo stroppia”, come preferite. Ascoltando molta musica di oggi, e potrei anche sbagliarmi, ho percepito una certa “densità” nei testi, non so da cosa derivi, forse in alcuni casi è addirittura una scelta consapevole, in altri temo sia solo una conseguenza di pigrizia mentale e mancanza del così detto “lavoro di lima”. Inoltre cerco di seguire l’insegnamento di Italo Calvino, che invitava a “combattere l’astrattezza del linguaggio”.

Le storie che incontra come medico influenzano la sua scrittura? Ha mai sentito il bisogno di trasformare l’ascolto degli altri in musica?

Credo che il lavoro di medico influenzi la scrittura solo se lo si vive con una certa attitudine. È un lavoro complesso, che richiede equilibrio e sensibilità e non sempre è facile cogliere qualcosa di positivo dalla relazione medico-paziente, sarebbe ipocrita dirlo. Io cerco semplicemente di svolgere il mio lavoro con onestà. E talvolta i frammenti di vissuto degli altri credo possano accrescerti, sempre se si ha la giusta attitudine.

Detto questo, in questo primo lavoro non credo di aver portato molto della dimensione medica: è stato un disco fortemente introspettivo, in cui ho guardato soprattutto dentro di me. Nei prossimi brani, invece, sto esplorando nuove modalità di scrittura: credo che racconterò di più degli altri o quanto meno del “mondo esterno”, rispetto a quanto fatto in questo primo album.

Rimane comunque una distinzione: l’aspetto artistico per me è un territorio a parte. Sicuramente la professione lascia un’impronta, ma faccio fatica a valutarne la misura perché ci sono dentro. La mia intenzione, da artista, è quella di esprimermi nel modo più autentico possibile, indipendentemente dal mio lavoro.

Nel suo singolo c’è una domanda: chi resta fermo alla stazione e chi decide di salire? Lei oggi da quale parte si trova?

In realtà questa domanda non nasce dal testo: è un’interpretazione possibile, ma non qualcosa che ho inserito consapevolmente. La canzone parla soprattutto del tempo che scorre e sembra sfuggirci, ma che, nel suo inesorabile procedere, riserva attimi di meraviglia.

Detto questo, se devo rispondere alla domanda così come è stata posta, direi che io non resto mai fermo alla stazione. Quando arriva una nuova sfida o un nuovo percorso, cerco sempre di salire, anche se fa paura. È il mio modo di stare nella vita: provare, mettermi in gioco, accettare il cambiamento. Ma ripeto, non è un concetto che volevo esprimere nel brano.

Dopo “Il Treno” e con un album candidato alla Targa Tenco, quali sono le sue ambizioni e i traguardi che sogna per i prossimi anni?

Per me la musica rimane al centro. Nei prossimi mesi voglio iniziare a muovermi dal vivo, fare concerti e capire se si apriranno possibilità concrete. La medicina la porto avanti soprattutto per il mio sostentamento: mi dà indipendenza, mi permette di non dover accettare le prime offerte che arrivano e di proteggere la mia libertà creativa.

Continuo a scrivere, in realtà sto già lavorando a nuovi brani,  perché è l’aspetto che più mi appassiona. Ma mi piace molto anche suonare: voglio costruire dei live che rendano davvero giustizia alle canzoni.

Il mio obiettivo è proseguire un passo alla volta, senza fretta e senza pressioni, rimanendo me stesso e rispettando i miei tempi creativi.

https://distrokid.com/hyperfollow/giuseppecampagnani/nuova-vita/

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