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“Built To Survive”: musica, inclusione e verità nel progetto di Ayra

Tecnica, orchestrazione e potenza visiva si fondono in un brano che ha il coraggio di guardare dentro le fragilità umane. Ayra ci guida in un viaggio attraverso il suo progetto artistico, raccontando il videoclip, il messaggio di resilienza e la responsabilità di produrre musica con sostanza e cuore.

 

Ayra, che cosa cambia nell’interpretare live un brano complesso e stratificato come “Built To Survive”?

In realtà, l’esecuzione dal vivo non cambia l’essenza del brano, nel senso che punto sempre a una preparazione meticolosa a monte. Questo mi permette di arrivare sul palco e potermi godere totalmente la performance, sia nei passaggi più semplici che in quelli tecnicamente più complessi: questa è la mia prerogativa assoluta. Una volta lì, ciò che conta è la bellezza del momento, il divertirmi con il mio pubblico e offrire loro la migliore esperienza possibile. Ammetto che c’è sempre quel pizzico di timore reverenziale nell’attacco, in quell’istante prima della prima nota, ma è parte dell’emozione e ringrazio Dio di farmel provare ad ogni live.

Come si è creata l’alchimia con Skool e Uccellini, e cosa portano al progetto?

La band è stata formata successivamente al progetto in studio, proprio per rispondere all’esigenza di portare questi brani in una dimensione live.

L’alchimia con Stefano “Skool” Scola e Fabrizio Uccellini è nata immediatamente, proprio perché sono musicisti di grandissimo spessore. Avendo già collaborato insieme in altre formazioni, abbiamo avuto modo di conoscerci e stimarci sia professionalmente che umanamente. La stima è davvero reciproca: sono onorato di suonare con loro e sono profondamente grato per l’attenzione maniacale che dedicano al progetto e alla preparazione delle parti.

L’esperienza di Sanremo Rock ha modificato il tuo approccio alla performance?

No, in realtà no. Anzi, cerco attivamente di fare in modo che contesti come quello non modifichino minimamente la mia resa sul palco. Nasco come performer, calco le scene sin dall’età di otto anni, e voglio che ogni esibizione venga vissuta come un’esperienza totalizzante per il mio pubblico. Questo approccio non deve assolutamente essere compromesso da giudizi o da ambienti competitivi; vivo quel momento come un’esperienza live pura, dove la giuria è semplicemente una parte del pubblico, da trattare con la stessa passione e dedizione di qualsiasi altro spettatore.

Quale sarà il ruolo del Neurocore Metal nei tuoi prossimi live?

Voglio che il Neurocore Metal nei prossimi live sia una vera fonte di ispirazione per chi ci ascolta. Desidero che il mio pubblico possa riscoprire, attraverso questo genere, tutto l’affetto profondo che nutro per la musica, tutto ciò che ho imparato ad amare in essa e tutta la passione con cui suoniamo. Voglio trasmettere questa energia in modo autentico, senza lasciare nessuna emozione che vivo con la mia musica, rabbia, gioia, paure, timori, appagamenti o soddisfazioni: questo è davvero lo scopo della mia vita artistica.

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