Love Bombing è un disco che non nasconde le crepe, anzi le mette al centro. Tra suoni ruvidi e momenti più sospesi emerge una forte sincerità. In questa intervista la band racconta il dietro le quinte emotivo e creativo di questo capitolo.

Morire a 27″ gioca con un immaginario molto forte e simbolico. È più una provocazione o una riflessione reale sulla pressione che vivono gli artisti?
È molto meno metaforica di quanto si possa pensare. Nasce da una riflessione nata in hotel l’indomani di un live…La voglia di morire da rockstar piuttosto che tornare alla routine di lavoro, beghe coi colleghi, bollette e quant’altro. Destino ha voluto che circa 8 mesi fa, a 35 anni però, ero ad un passo dal riuscirci. Purtroppo per i ragazzi sono sopravvissuto…Avrebbero venduto un botto di dischi altrimenti eheheh (Jacopo Naeco).
L’album sembra parlare molto di identità e trasformazione. Vi sentite diversi rispetto a quando avete iniziato a scriverlo?
Cambiare nel tempo è sinonimo di una ricerca che non si ferma a ciò che già hai trovato, quindi troviamo sia necessario sabotare il guardaroba umano per cambiare pelle, provare come ci stanno altre vite e raccontarle in musica e questo è avvenuto assolutamente con quest’album.
Ho apprezzato molto il coraggio, anche se in alcuni momenti avrei voluto sentire ancora più silenzio e meno suono. Avete mai avuto paura del vuoto?
Il vuoto spaventa e ciò che hai percepito è effettivamente l’incarnazione di quest’album, figlio di corse a vuoto per riempirsi, questo disco è un po’ un Forrest Gump, inizia a camminare e non si ferma più perché nasce da anni di rumore come risposta reazionaria al silenzio. Sicuramente arriverà la fase 2, chissà nel secondo disco…
Che tipo di ascoltatore sperate di incontrare con questo disco?
Il nostro obiettivo è stimolare un pensiero immaginiamo il nostro ascoltatore come una persona che non smette di farsi domande, con la nostra stessa guerra in testa che organizza un party sulla superficie delle cose ma invita solo se stesso. Speriamo che questo disco arrivi come supporto sia “fisico” sia umano. Per il supporto fisico ci siamo già attrezzati dato che l’abbiamo stampato.