Un brano che riesce a muoversi tra energia e riflessione senza risultare sbilanciato.Una costruzione sonora che accompagna un testo importante e lo rende accessibile, mantenendo sempre una linea coerente con l’identità della band.

Il brano ha una forte componente emotiva ma anche molto ritmo. Come avete lavorato per non renderlo troppo pesante?
Per nostra indole tendiamo a produrre brani che abbiamo ritmo, facciano muovere le gambe e, al tempo stesso, stimolare una riflessione, accordando testa e cuore a quel ritmo. Tendiamo a tenere le antenne puntate sul mondo per raccogliere storie da cui partire per evocare messaggi universali: Willy vuole essere un inno contro la violenza, il bullismo e il razzismo. Pensiamo che la musicalità di un brano faciliti il messaggio per questo realizziamo brani uptempo che, poi, dal vivo, durante i concerti, sanno creare momenti di condivisione, di gioia e danza, senza smettere di pensare. In Willy abbiamo raccontato la luce e il suo sorriso che vincono sul buio e su ogni forma di prevaricazione.
“Di fronte al tuo sorriso il griso non può niente” è una frase che colpisce. Quanto credete ancora nella forza simbolica delle parole nella musica?
Dedichiamo tanto lavoro alla produzione di un brano, curando i dettagli della musica e credendo ancora nel valore della parola. Siamo cresciuti ascoltando artisti dai cui dischi abbiamo imparato più che dai libri di scuola per cui ci viene naturale, seppur fuori moda, dare attenzione al testo, spesso attingendo immagini dalla letteratura e da più grandi, creando dei ponti e invitando l’ascoltatore ad approfondire. Attenzione che non è solo per i significati ma anche per il suono che le parole hanno e che ci ispirano una musicalità che allarga gli orizzonti semantici e ci permette di evocare senza descrivere.
Un piccolo appunto: in alcuni momenti la canzone sembra voler spingere molto sull’intensità emotiva, quasi senza respiro. È una scelta voluta?
Quel “senza respiro” caratterizza la vicenda di Willy: l’emotività della canzone è, quindi, naturale, crea empatia e la coralità con cui il brano canta quella vicenda ne amplifica il senso stesso. La presenza di Yuri e Massimo dei Nomadi e del coro gospel di Sherrita Duran mette in forma quella coralità: “facciamo un coro per Willy” affinché la sua storia ci insegni a ritrovare empatia, solidarietà, senso di comunità in un tempo in cui la parola viene “soffocata” dalla violenza laddove è proprio la parola, ponte ed intermediazione, l’antidoto al bullismo dei nostri anni. Per questo abbiamo coinvolto Us Lecce che ci ha aperto lo Stadio Via del Mare per il nostro videoclip arricchito dalla presenza del bomber Nikola Štulić: per ritrovare quel fiato e ritornare, con la musica e lo sport, a cantare di pace e di dialogo.
Da dove arrivano oggi le vostre influenze musicali più forti?
Abbiamo sempre pensato alla nostra musica come al Mediterraneo che bagna la terra da cui veniamo, il Salento, unendo più che dividendo. Per questo attingiamo dalla world music e dalle melodie che da diverse latitudini e tradizioni arrivano nelle nostre cuffie. Usiamo i computer, l’elettronica, chitarre elettriche e batterie che mescoliamo con strumenti come flauti, bouzouky, mandole per ampliare la nostra tavolozza di colori musicali con la quale dipingiamo le nostre canzoni. Ascoltiamo tanta musica diversa e -senza seguire mode effimere- prendiamo dalla musica dei nostri tempi quello che reputiamo più interessante e stimolante, declinandolo alla nostra maniera, con il nostro stile, dignità e identità, consapevoli che il nostro genere è il non genere, l’attraversamento dei generi perché ogni identità è dialogo tra diversità, incontro, Community, come il disco da cui è estratto il singolo Willy.