C’è chi campiona sintetizzatori e chi, come Mauro Petrarca, campiona lo sciacquone di casa. Il nuovo singolo dell’artista abruzzese parte da una quartina medievale e arriva dove pochi si aspetterebbero. Lo abbiamo incontrato per capirci qualcosa di più.

Mauro, diciamocelo: uno sciacquone come strumento musicale non lo aveva ancora fatto nessuno, o perlomeno non così. Da dove ti è venuta questa idea e quante persone ti hanno guardato storto?
Magari mi guardassero storto: vorrebbe dire un’ampia diffusione del pezzo. Incrociamo le dita, e poi magari incroceremo sguardi ostili.
“Dovunque vai, con teco porti il cesso, / oi buggeressa vecchia puzzolente”: Rustico Filippi non usava mezzi termini. Pensi che questo tipo di poesia abbia ancora qualcosa di potente oggi, o funziona soprattutto come operazione culturale?
Le provocazioni odierne, fatte di parolacce e gestacci, mi sembrano cose deboli. Vale la pena ricordare che uno scritto del 1200 conteneva elementi ben più interessanti. Il linguaggio usato, la forma solida e rigorosa della poesia del tempo, versi e rime maneggiati con maestria: parliamo di una scuola, un’accademia, che oggi si fa particolarmente rimpiangere.
Hai un catalogo ampio: il “Canzoniere Crepuscolare”, le raccolte poetiche, i programmi radio e televisivi, le colonne sonore. Qual è il lavoro di cui vai più fiero, quello che senti davvero tuo?
Forse il concept “Canzoniere Macabro” è il cd che sento più mio. Merito anche della diffusione radiofonica e televisiva dell’epoca: il singolo “Marta la cornacchia” conquistò il programma X Factor, Radio Deejay, Radio2Rai e molte altre importanti realtà mediatiche.
E adesso, dopo questo singolo medievale-dadaista, come si chiamerebbe il prossimo capitolo? C’è già qualcosa che bolle in pentola?
Scrivo continuamente, e insegno musica. Continuerò su questi due binari strettamente imparentati, che si sostengono volentieri vicendevolmente.