Chiacchierata informale con Meribì, la cantautrice napoletana di origine calabrese che con “Display” racconta la difficoltà di amarsi davvero lontano dai filtri digitali. Tra ricordi, curiosità e qualche domanda più diretta, abbiamo scoperto il lato più autentico dell’artista dietro il nuovo singolo.

Meribì, partiamo da una domanda semplice: come stai vivendo questi giorni, tra l’uscita di “Display” e tutto quello che sta succedendo intorno al brano?
Sto vivendo questi giorni con una grandissima emozione e tanta gratitudine. Vedere l’accoglienza e il riscontro che sta ricevendo “Display” mi riempie il cuore di gioia. Ovviamente spero che il brano continui a crescere e a viaggiare sempre più lontano, arrivando a toccare più persone possibili, ma già adesso mi sto godendo ogni singolo traguardo.
Quando scrivi un brano come “Display”, da dove parti di solito? Da una frase, da una melodia che ti gira in testa, o da un’emozione precisa che vuoi raccontare?
Per “Display” ho lavorato su un brano non scritto interamente da me però me ne sono innamorata subito perché cercavo proprio quell’incastro perfetto. Siamo partiti dall’idea di creare una melodia moderna ma con la giusta sfumatura malinconica: volevo un ritmo capace di catturare subito l’ascoltatore, trasportandolo all’interno di un’atmosfera ben precisa prima ancora che arrivassero le parole.
Il ritornello di “Display” è molto orecchiabile, quasi rassicurante, mentre il testo racconta un disagio piuttosto profondo. C’è chi potrebbe leggerlo come un contrasto che indebolisce un po’ il messaggio. Tu come la vedi?
La musica pop spesso usa contrasti di questo tipo: un ritornello orecchiabile ti entra in testa e ti invita ad ascoltarlo di continuo, ed è proprio lì che il messaggio del testo trova lo spazio per arrivare davvero. Basta prestare attenzione alle parole per capire la profondità di ciò che raccontiamo. La melodia rassicurante è un po’ come la superficie che mostriamo tutti i giorni, mentre il testo è quello che ci portiamo dentro.
Prima di salutarci, una curiosità: c’è un dettaglio di “Display”, magari piccolo, a cui sei particolarmente legata e che nessuno ti ha ancora chiesto?
Più che un singolo dettaglio, sono legatissima alla cura maniacale che abbiamo messo in ogni minimo elemento del brano, dalla produzione alle sfumature vocali e alla parte in lingua napoletana che ho voluto fortemente per richiamare quella che è la mia identità. Se devo pensare a cosa mi sta più a cuore, è il messaggio di fondo: spero davvero che chiunque lo ascolti e in particolare i ragazzi della mia generazione possano riconoscersi nel modo in cui oggi viviamo i sentimenti e l’amore attraverso i social e gli schermi dei nostri telefoni.