Follow Us

Gintsugi: il suono di una Berlino moderna

Esiste un limite tra l’ombra e la luce, tra quel che accade e quel che si immagina… esiste anche la polvere sul suono che cade senza intasare, senza sporcare, si addensa nelle intercapedini dei silenzi… e questo primo lavoro di Luna Paese, di Gintsugi, prodotto a Berlino in collaborazione con Victor Van Vugt, suona di notte e di luci fredde, suona di un inverno distopico, post apocalittico, di deviazioni dalla realtà in un mondo fantastico proprio, quello che serve alla fuga. Bellissimo il taglio di voce che indovina l’equilibrio estetico che da carattere e riconoscibilità. Il retrogusto d’oriente poi fa gioco alle tante domande che devono restare irrisolte…

Esordio discografico decisamente interessante. Troppo spesso oggi il suono delle nuove voci tornano a cercare l’intimità. Secondo te è una naturale conseguenza del rumore apocalittico di questo tempo nostro?
Non lo so, non ho l’impressione che si torni a cercare l’intimità. Mi sembra di ascoltare più proclami identitari e slogan diversi che introspezioni intime. Tutto questo e’ utile e bello, però non è con questo che io riesco a creare. Personalmente io parto dal mio vissuto da sempre nella creatività perché sono introversa, e lo tratto in un modo poetico perché faccio fatica a stabilire verità sul mondo, o ad affermare quello che sarebbe giusto o sbagliato in assoluto, o a proporre la morale della favola. Perché troppo spesso le cose sono molto diverse da ciò che sembrano in apparenza, mi sembra.

“Gintsugi” è un disco di evasione o di ricerca intima?
È un disco che ha a che fare con il mondo e con le relazioni, in rapporto all’immaginario e alla mente.

Suoni eterei, non sei in un posto preciso, sei quasi vapore. Chi è Gintsugi? E quanto somiglia a Luna Paese?
Sono in un posto preciso che forse riconosci se ci sei stato, il lavoro artistico e la mia personalità non si sovrappongono se non nel processo creativo.

E di questa immagine di copertina? Di questo simbolo? Di questi cocci che ricompongono un abito da sposa?
È un abito da principessa creato da un’artista visiva Laura Triscritti, che ne ha fatto una intera seria con un simbolismo in ognuna delle principesse. Mi piacciono le cose che cozzano, creano contrasto tra di loro. È una principessa fatta a pezzi. C’e’ un aspetto letterale ed un altro anche piuttosto ironico.

Un video di lancio che gioca con il dualismo tra la luce e le ombre… si vede ciò che è illuminato o ciò che si nasconde alla vista?
Questa scelta estetica è stata molto di Luca Pastore, il regista del video. Giocando sul titolo “Blind”. C’è stato un lavoro intuitivo, di associazioni di idee intorno al titolo: Edipo, occhio per occhio dente per dente, la cecità e il rapporto tra luce ed ombra, che poi è la parte da cui creo; dalle parti emotive nascoste dietro le maschere sociali, da quello che c’ sotto la superficie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.