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I Problemi di Gibbo: esordio in bilico tra passato e futuro

Da Reggio Emilia arrivano I Problemi di Gibbo con questo esordio “fanciullio” di semplicità e grandissima passione. Si intitola “Sai dirmi perché?”, un contenitore di vita e di istinto che si muove con grazia sul quell’equilibrio sottile tra futuro e grandi classici, tra i suoni acustici e le volute moderne di elettronica. Brani leggeri che dentro contemplano la pace visionaria di spazi aperti anche grazie a queste chitarre acustiche di soffici soluzioni o di ricami moderni come nell’ultimo video di lancio “#Buonumore” che mi riporta inevitabilmente a quei videogiochi anni ’90… come in fondo sembra essere questo uno spazio temporale da cui provengono “I Problemi di Gibbo”. E quanta curiosità dietro questo nome…

Leggerezza e spontaneità. Da dove nasce questo suono? Dove punta, cosa guarda, cosa vuol racconta?
Fin da subito abbiamo sentito il bisogno di “trovare” un nostro suono, una nostra identità. Abbiamo, e stiamo ancora cercando, di unire sonorità folk con suoni più sperimentali. Di base c’è la scelta drastica di non avere il basso elettrico, ma un basso synth. Scelta che ci ha permesso di esplorare mondi sonori nuovi. Tutto questo fa parte anche del nostro modo di approcciarci alle cose, sempre alla ricerca, senza fermarsi a quello che ti viene proposto come la normalità…

Curioso questo nome… chi è Gibbo e che problemi ha? Domanda che forse vi faranno tutti, sempre…
Effettivamente ce lo chiedono tutti e noi ingenuamente non pensavamo che suscitasse tutta questa curiosità. Gibbo rappresenta una persona, che, come ognuno di noi, fatica costantemente a trovare un equilibrio tra la vita reale e quella “virtuale”. A noi sembra che la maggior parte della gente abbai questo problema, ma faccia fatica ad ammetterlo, quasi come fosse “sconveniente”. Gibbo, nella sua semplice ingenuità, non si preoccupa di mostrarsi fragile, con le sue difficoltà e le sue paure. Appena abbiamo deciso il nome del groppo, una persona ci ha detto che non andava bene, perché “alla gente non piace la parola problemi”… Quindi che facciamo? Nascondiamo tutto sotto il tappeto? Facciamo finta di niente? Non è il nostro modo di vedere il mondo che ci circonda.

E a proposito di questo… che questo titolo sia stato scelto proprio per instillare curiosità nei media e nel pubblico?
Esattamente, una piccola provocazione. Siamo costantemente bombardati ogni giorno da informazioni e stimoli nuovi, viviamo a velocità folli. Sembra che il valore più importante al giorno d’oggi sia quello di “esserci”. Tutti noi abbiamo domande nel nostro profondo, a cui vorremmo dare delle risposte. Ma questo richiede un faticoso lavoro su noi stessi, è non è facile. É più semplice rimanere in superficie e accontentarci di “esistere”… Questa è la trappola nella quale inconsapevolmente siamo rimasti impigliati. Ci è stata data la possibilità di mostrare ogni giorno, al mondo intero, che ci siamo anche noi, che esistiamo. E abbiamo finito per farci bastare tutto questo. Una piccola dosa giornaliera di dopamina, piccola, ma sufficiente per fare in modo che smettessimo di farci domande…

Società e rapporti umani. I brani li ho trovati molto personali, personificati, molto quotidiani. Ma in qualche modo possono essere canzoni di tutti o sbaglio?
Scrivere canzoni è un bel modo per comunicare i propri pensieri, un po’ come scrivere un diario. Questo almeno è il nostro approccio, la nostra esigenza. Ovvio quindi che quello che cerchiamo di raccontare, faccia parte del nostro quotidiano, e di conseguenza, di tutti. Anche se non è per niente facile, quello che vorremmo fare, è proprio cercare di portare chi ascolta le nostre canzoni a riflettere sull’importanza delle piccole cose, a distinguere il reale dal “costruito”, a dare importanza alla semplicità e ai rapporti umani, quelli veri…

Cos’è che oggi è sparito nel perpetuo confronto con gli altri e tra gli altri? Una risposta che potrebbe soddisfare anche il titolo del disco…
Quello che è sparito è il confronto inteso come tale, come scambio di idee, di punti di vista, per ragionare e costruirsi il proprio punto di vista. Oggi il confronto è inteso sempre di più come una gara, dove stiamo bene solo se ci sembra di essere un po’ migliori degli altri. Ma non ci accorgiamo che in realtà ci stiamo impoverendo, di volari e di contenuti. Siamo sempre più simili all’idea di quello che vorremmo essere, senza pensare che così facendo, stiamo diventando sempre più isolati e insicuri. Costantemente in ansia, preoccupati solo di essere all’altezza, di cosa poi? “Sai dirmi perché?”

Il mondo moderno e la sua velocità. Questo disco placa un poco le rincorse… lo avete disegnato volutamente così?
Di sicuro ci abbiamo provato… è quello che proviamo a fare ogni giorno anche nelle nostre vite, anche se è molto complicato. Siamo anche convinti che sia necessario un po’ di sano egoismo, non inteso come “pensare solo a se stessi” ma bensì come pensare “anche” a se stessi. Imparare a capire quali sono le nostre esigenze, prendersi il proprio tempo (dare il giusto valore al tempo), cercare di stare bene e trovare il proprio equilibrio. Solo così potremmo poi essere in grado di stare bene con le persone cha abbiamo intorno.

A chiudere: mi colpisce l’estrema mutevolezza dei luoghi che fanno da corredo ai protagonisti del brano. Anche questo trovo che abbia una forte chiave sociale…
In effetti siamo molto legati alle immagini, perché pensiamo che dietro alle immagini, chi ascolta ha la possibilità di immedesimarsi e renderlo più suo. Il potere nel descrivere luoghi ed immagini in modo semplice, svolge un ruolo comunicativo ed emotivo molto forte.

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