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Le Zampe di Zoe: parliamo di “Casa”

Ci piace tanto questa dimensione del collettivismo, dell’esserci insieme e insieme condividere uno scopo ultimo che in questo caso si fa disco di un duo dal moniker stravagante e favolistico come Le Zampe di Zoe. Parliamo di Trasporti Eccezionali che ha dato vita a questa pubblicazione dal titolo “Casa” che segna un esordio per il duo bolognese composto da Edoardo ed Elisa – così si firmano. Canzoni pop leggere (anzi leggerissime per citare quelli famosi) ma che a differenza di quelli famosi, Le Zampe di Zoe sanno metterci dentro parole dal significato “pesante”. Non abbiamo usato “importante” ma “pesante” perché canzoni come “Portogallo” sanno cadere come macigni nonostante un’estetica quasi scanzonata e solare. Ecco un dualismo che ci preme sottolineare nell’incontro tra forma e contenuto. “Casa” dunque si rivela un disco dai tanti ascolti e dalle tante codifiche… nonostante si tratti di un pop leggero (anzi leggerissimo, per dirla come quelli famosi che però leggerissimi restano).

Mi piace molto questo moniker. Chi è Zoe?
Zoe è nostra “figlia”, ovvero le nostre canzoni. Le Zampe siamo noi, che camminiamo per Zoe e le illustriamo il percorso.

Ormai cammina sulle sue gambe? Anzi sulle sue zampe?
Direi che la metafora sia arrivata dritta per dritta in questo caso, complimenti!
Ancora claudica Zoe, ha bisogno di tempo e di cura. Possiamo dire che è svezzata finalmente (?).

Questa “Casa” quanto rimanda al bisogno di fanciullezza dentro questa vita da adulti?
Tantissimo, la nostalgia dell’infanzia è una costante importantissima nelle nostre vite. Decisamente da intendersi in termini pascoliani, questa fanciullezza è l’acquiescenza di chi siamo diventati, considerate tutte le nostre esperienze, scelte e persone che abbiamo deciso di portarci dentro.

Perché in fondo il vostro sound nella leggerezza pone le basi… mi sa che anche in questo c’è un ritorno all’essere bambini o sbaglio?
In questo caso, forse, bisognerebbe fare qualche sforzo per trovare un fanciullo nel bisogno di leggerezza. Il fanciullo è già “leggero” di suo, non ha necessità di togliersi dalle spalle dei pesi. La nostra scelta di leggerezza vuole sottolineare la tragicomicità della vita e degli accadimenti. L’esempio palese di ciò è “Sacchetto Per Il Vomito”: a partire dal titolo, da subito in antitesi con la schitarrata al limite dell’allegro, si intende questa vena tragicomica soprattutto nei momenti spannung in cui recitiamo “possibile che tutte queste volte tu non sia mai stata contenta?”.
Lì risiede l’ossimoro Musica/testo e il bisogno di leggerezza che esprime tutto il resto della canzone e anche l’utilizzo di strumenti quale l’ukulele, che riesce a rallegrare anche la morte.

P.s. in passato mi è stato detto, però, che, se usato da me, persino l’ukulele è uno strumento triste (Edo).

Com’è stato deciso quale voce doveva cantare cosa? I vostri intrecci corali poi sono davvero efficaci… è inevitabile tornare alla mente a quel certo tipo di folk…
La bellezza è che non è stato deciso, le voci sono così organizzate perché il nostro Darwinismo musicale ci ha portati a lasciarle esattamente come sono state pensate inizialmente. In realtà è poi arrivata la decisione confermativa di Daniela Galli, che ci ha rassicurati e ci ha dati quella spinta finale verso la registrazione. “Tornare alla mente”, scelta di parole azzeccata. Inevitabile il ritorno al passato, si, lo ammettiamo palesemente, ma non ci dispiace. Il nostro intento era proprio quello.
Negli ultimi tempi siamo molto contenti perché stiamo sempre più decifrando la chiave per coniugare la nostra musica al mondo attuale e al mercato soprattutto. Ci stiamo entusiasmando.

E in tutto questo, quasi a summa di questi discorsi, arriva un brano come “Portogallo”… anche i grandi temi umani secondo voi necessitano di leggerezza?
Esplicitiamolo una volta per tutte: Portogallo parla di depressione e di suicidio. Decisamente tutto necessita di leggerezza, alla fine siamo leggeri anche noi umani, siamo su questo mondo solo di passaggio e la nostra vita in confronto a quella dell’universo non è nemmeno calcolabile. Questo per dire che le emozioni sono importantissime, forse ancor più della vita stessa, perché un conto è comunicare oggettivamente e asetticamente una storia come quella di Portogallo, che si mescolerà inevitabilmente a qualunque altro fatto di cronaca che potrebbe arrivarci all’orecchio, un altro è riuscire a emozionarci, immedesimandoci nei fatti di altri umani, fatti che non ci appartengono.
Ritengo la vita umana importantissima per queste sfaccettature, ma dobbiamo prenderci molto meno sul serio. Forse dovremmo smettere tutti di rincorrere i 15 minuti di celebrità che aveva predetto il buon Warhol e ascoltare di più cosa ci dice il nostro fanciullo interiore, quello che sognava di diventare poliziotto o pilota d’aereo, perché, nella nostra complessità, alla fine, siamo nati tutti dalle stesse idee.

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