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“LOVE and RAIN”: il grande ritorno di SAVAGE

Il grande ritorno di SAVAGE. Non poteva essere intitolato diversamente questa intervista. Torna in scena Roberto Zanetti, torna in scena SAVAGE e il suo immancabile piglio dance new-wave anni ’80 che tanto lo ha reso celebre. Da quel disco “Tonight” del 1984 ad oggi sembra che il tempo abbia solo accarezzato l’arte e l’anima di uno dei più grandi artisti italiani del settore. E non a caso in tutti questi anni, la sua produzione ha soccorso e sostenuto firme celebri come quella di Zucchero. Ed ora è tempo di questo nuovo disco personale dal titolo “Love and Rain” che si mostra anche in una affascinate edizione in doppio vinile trasparente: inediti di un grandissimo suono, grande mestiere e preziosissimo gusto. A chiudere la tracklist anche la celebre “Only You” che ritroviamo qui in una elegantissima veste orchestrale. E anche in situazioni simili, Savage non tradisce le didattiche della movida anni ’80.

Che tempi d’oro che mi hai lasciato rivivere. E mi stupisce con quanta coerenza la tua scrittura sia ferma agli anni ’80. È soltanto una mia impressione oppure è una direzione artistica ben voluta?
Certamente! Volevo fare un disco che fosse il proseguo di quello che avevo fatto nell’84…un disco per i miei fans e soprattutto per me che sono musicalmente cresciuto in quegli anni.

Parliamo di questa nuova faccia che hai dato a “Only You”. Una versione orchestrale. Perché?
È una canzone che suona bene anche lenta perché ha una melodia importante. Avevo già provato a farla piano e voce in qualche spettacolo e girava molto bene…ho pensato che con i violini sarebbe stata perfetta e infatti sono molto contento del risultato!

Un disco senza chitarre. Grande anomalia del sistema, si divertirebbe a dire qualcuno. Anche questa è una scelta voluta con precisione? Che significato ha?
Non è una scelta, il disco è nato per essere anni ’80 e per me gli anni ’80 erano sintetizzatori e batterie elettroniche. Quando il disco era finito mi sono reso conto di non avere usato alcuna chitarra in nessuno dei 16 brani…Non ne ho sentito l’esigenza e non ne sento la mancanza. Forse perché sono tastierista/pianista…Gli unici strumenti acustici nell’album sono gli archi, i violini, quelli si che mi hanno sempre appassionato! Ho fatto il disco senza seguire le mode ma solo il mio istinto…e il mio istinto non ha voluto chitarre.

Il gatefold del disco ma anche il suono mi portano in una sospensione emotiva. In linea di massima Savage da risposte o lascia in bilico delle domande?
Il mio mestiere è tirare fuori delle emozioni, la mia missione è quella di trasmettere tali emozioni. A me non piace dare risposte ma preferisco che il mio pubblico tiri fuori le proprie. Ogni ascoltatore deve sentirsi catturato dalle atmosfere e deve farsele un po’ sue.

A chiudere: tornare in scena oggi contro la dittatura digitale dell’indie… che effetto ti ha fatto e soprattutto che terreno di gioco hai trovato?
Oggi il mondo musicale è velocissimo, tutto scorre veloce, la musica si trova gratis quindi se ne ascolta un minuto, poi se non piace si passa ad altro. Io ho cercato di costruire un incastro musicale dove ogni canzone ha un suo posto preciso. Un album come quelli di una volta dove le canzoni sono tutte belle e ascoltabili. Non ho urgenza o ansia di entrare in classifica, non mi interessa…spero che questo sia un album che rimanga nel tempo e che gli ascoltatori lo ricordino e lo riascoltino negli anni. La cosa positiva è leggere i commenti quasi in tempo reale, è una soddisfazione immensa leggere quello che i fans scrivono, e devo dire che la maggior parte sono molto positivi.

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