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Masua: quando l’espressione diventa rock

Certamente rock. Alternativo a suo modo, americano in quel certo gusto di percuotere gli accordi… mentre i suoni e le distorsioni hanno molto di quel gusto post-punk inglese se non fosse per alcune tonalità scure nel modo di fare. Claudio Passiu approda finalmente al suo progetto solista che prende il nome dal precedente trio.

Così oggi MASUA è un moniker che identifica il suono e il DNA musicale di un cantautore rock che deve molto agli anni ’90, a quel certo modo di fare pop italiano, di periferia, di borderline… dentro la rabbia, dentro la nostalgia, dentro la viscosità di una voce sottile che tanto richiama proprio l’aria sbarazzina del punk. E poi l’amore in prima linea, cantato, sognato, sperato e sopratutto ricordato come nel primo video e singolo estratto “Giorni uguali”

“Occhi chiusi” è un disco che verso la fine diviene New Wave con i bellissimi omaggi a quell’epoca dentro ad un brano che cita Fante come “Chiedi alla polvere”, ma anche le sospensioni di “Sono qui” che sfoggia una intro decisamente aderente a cose molto famose che però ora mi sfuggono… e chissà che non sia l’ennesima citazione dell’opera. Si torna sempre più spesso dentro le trame del rock, della voracità del sentire, delle proprie emozioni e di quel modo di fare americano e inglese a cui siamo tutti decisamente devoti. MASUA in fondo sa di essere apolide in questo tempo nonostante sa anche come sfoggiare con tatto e trasparente eleganze un comparto di elettronica figlia del nuovo tempo. Bella la copertina… quante citazioni dentro questo nuovo disco di MASUA.

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