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MEDICAMENTOSA: il mondo, tra l’etere e il collasso

Si intitola “Floodd” l’opera concettuale di Bruno Mari, un Ep firmato con lo pseudonimo di MEDICAMENTOSA. L’allagamento delle terre e merse. Soltanto 5 brani digitali, composizioni asimmetriche e prive di forme riconoscibili. Estensioni di quel che è il sentire di questa Terra che sta collassando su se stessa, attorno all’uomo e grazie al suo stesso peccato. Due brani mono-toni in sospensioni metalliche. Due brani appena più incisivi, in cui rintracciare radici pop. E poi lo spartiacque, il singolo di lancio che si arricchisce di un video ufficiale che sinceramente ci ha lasciati un poco straniti, in bilico tra l’immediatezza e l’introspezione, tra il messaggio popolare e diretto e un’estetica forse troppo casalinga. Di sicuro un lavoro questo “Floodd” che ha l’aria di avere il peso del mestiere artigiano in cui ogni dettaglio, sporco o raffinato che sia, è voluto esattamente come ci viene consegnato. Nei frattali strumentali di MEDICAMENTOSA intervengono anche linee vocali altrettanto lisergiche e lontane dal rappresentare un canto che possa essere chiamato tale. Strumento. Anche la voce. Non resta che immergersi come la Terra nel profondo delle acque che tornano a coprire ogni cosa. Nel bene e nel male…

Scritture apocalittiche in un certo senso. La Terra che procede verso un collasso. Di sicuro è un’evidenza verso cui dovremmo rivolgere maggiori attenzioni tutti… ma dal tuo canto, cosa ti ha spinto a realizzare un simile concept?
È stato un modo per convogliare la mia paura di queste catastrofi in una sorta di sogno musicale ironico sul futuro. Nel disco c’è sia la malinconia del perdere luoghi a me cari sia la speranza che l’uomo si adatti ai cambiamenti con poco dolore e molta fiducia nei propri mezzi. Un distacco ironico su cosa siamo e dove possiamo andare mi serviva per accettare il futuro.

Che poi il futuro da qualche parte lo vedi anche positivo. Questo disco nasconde la speranza… o sbaglio?
Si, c’è molta speranza. Anche attraverso quelle ideologie che mi sono state abbastanza distanti durante il passato, come il futurismo o l’accelerazionismo che invece ora considero con una certa simpatia. C’è molta speranza anche nella rassegnazione insomma.

L’acqua è un elemento portante. Acqua come elemento appunto o acqua come a simboleggiare la vita?
L’acqua è sia un elemento che ho sempre voluto sondare, approcciarmici musicalmente, sia una fonte di vita che all’uomo è anche molto avversa. Era interessante pensare all’uomo che riesce a domare la potenza dell’oceano fino a poter riuscire a vivere sott’acqua. Io poi con l’acqua ho un rapporto particolare perchè quando mi ci immergo mi sento particolarmente a casa, come se vivessi il resto della vita da pesce fuor d’acqua. È un legame molto particolare.

Elettronica come unico ingrediente di questo film – ad eccezione di qualche velato intervento di voce. Perché questa scelta?
La scelta viene dalle possibilità date dal computer e la produzione home-made. Ho studiato per poter produrmi da solo quel che pensavo e di conseguenza l’approccio all’elettronica è il più naturale possibile. Nel disco suono anche chitarra, basso e canto, è già un passaggio successivo rispetto al passato.

E se non esistesse l’elettronica, Medicamentosa che cosa sarebbe?
Medicamentosa sarebbe e probabilmente sarà sempre più un progetto di musica suonata, con un grande uso di effetti, sintesi e produzione (la ricerca dei suoni per me è necessaria) ma sempre meno personale, chiuso in un computer e nella solitudine. Vorrei che diventasse un collettivo musicale di chi vuole creare una musica liberatoria, curatrice e che sollevi dal peso quotidiano.

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