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Sanremo dalla prima fila dell’Ariston un’anteprima che non ti aspetti

Neanche ai concerti riusciresti a vedere tutte le emozioni, anche le più impercettibili, che si di dipingono sui loro volti. E’ stato un privilegio. Sedersi in prima fila, prima fila davvero, e gustarsi ogni singolo momento. Ed è stato bello farlo quasi in silenzio coi pochi colleghi che hanno deciso di assistere alla prova generale. Sarà un lavoro, il nostro da giornalisti, ma questo per me è stato un privilegio.

Le canzoni

Dicono che quando le lacrime scendono naturalmente e non puoi e non vuoi fare nulla per trattenerti è quella giusta. “I tuoi particolari” di Ultimo è quella canzone sentimentale che però non stona, che non è “miele”, che non è banale, insomma è una canzone di Ultimo, capace sempre sorprendere.

E poi c’è il banco di scuola, anche i banchi, perché sono due, uno per Daniele Silvestri e uno per Rancore: il cantautore romano è il solito, quello capace di lasciarti lì qualcosa di forte e di farlo sotto forma di storia, anche piacevole da ascoltare, “Argentovivo”, nonostante il messaggio, perché su quello poi i rifletti dopo. Il ruolo del poeta è di Simone Cristicchi, “Abbi cura di me” è la canzone che ti prende il cuore, l’anima, che ti scalda. Con entrambi è stato bello osservare i loro volti e i loro occhi, ti senti rapita e inserita nel pezzo. La complicità fra Silvestri e Rancore è la stessa che, pur di fronte a due brani completamenti diversi, percepisci tra Nino D’Angelo e Livio Cori, che noti un po’ meno fra Patty Pravo e Briga. E poi ci sono i Boomdabash, c’è Achille Lauro con i loro brani assolutamente non in stile sanremese, ma che sono quelli che ti colpiscono in positivo, che ti entrano in testa e vorresti alzarti dalla sedia per ballare.

Arisa ti inganna, inizia lenta, profonda, pensi che continuerà così e invece poi il ritmo cambia e ti sorprende. Attenzione agli Zen Circus, nel finale c’è qualcosa che ti prende, qualcosa da guardare, da guardare bene, perché l’effetto ti colpisce con un colpo al cuore, poi quando hai guardato bene ti regala un sorriso. “Cosa ti aspetti da me” è la Loredana Bertè che tutti ci aspettiamo, intensa e rock. E poi il viaggio nell’infanzia, con “Nonno Hollywood” Enrico Nigiotti ti accompagna anche nel tuo viaggio dei ricordi di bambino.

Negrita, Ex otago, i gruppi capaci di riempire il palco e di lasciarti sazia alla fine della canzone. “Siamo il sole in un giorno di pioggia” è il ritornello che ti entra in testa, che anche i tecnici hanno iniziato a fischiettare mentre sistemavano strumenti e attrezzi.

Non ci sono tutti gli artisti in gara, non perché non siano bravi. Ma devi scrivere qualcosa di immediato, qualcosa che ti ha preso il cuore (sì nel pezzo è scritto molte volte) allora la scelta ci deve essere.

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