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Una voce per chi non può parlare: il messaggio di Marco Forti

«Ma che colpa ne ho» è molto più di una canzone. È una dichiarazione di intenti, una presa di posizione, una carezza musicale rivolta a chi spesso non viene ascoltato. Marco Forti firma un atto d’amore artistico e umano che non lascia spazio all’indifferenza.

 

«Ma che colpa ne ho» è un brano che parla di resistenza, dignità e rinascita. Da cantautore, qual è stato il passaggio più difficile nel dare una forma artistica a una storia così complessa?

Grazie intanto per questa domanda, che ritengo essere molto intelligente. Forse il passaggio più difficile è stato il momento in cui io e Cristiano Romanelli, il produttore artistico di questo mio secondo progetto discografico, abbiamo lavorato sul testo e sulla forma stilistica del brano, riadattandola, rispetto alla versione originale che risale a circa 15 anni fa quando la scrissi, dopo l’incontro casuale con Marco De Alexandris. La canzone aveva una struttura musicale leggermente diversa e un arrangiamento del tutto distante da quello che è oggi, nella versione attuale. Inoltre, la canzone portava con sé un altro titolo, ovvero “Io: Fratello Minore” ed è stata proprio lei ad avermi permesso di instaurare con Marco e la sua famiglia un rapporto d’amicizia che ancora oggi permane. Un altro passaggio forse molto delicato è stato nello scegliere la modalità di comunicazione della storia: esprimersi attraverso una forma meno complessa e più “commerciale”. Lavorando in questa direzione è stato rischioso, assolutamente sì, però molto efficace perché spesso penso sia opportuno affrontare certe dinamiche con più leggerezza, evitando però di fare l’errore di confondersi con l’essere superficiali!

Il singolo dona voce a chi non può parlare, grazie anche alla Comunicazione Aumentativa Alternativa. Quanto ti ha responsabilizzato lavorare con parole che nascono da un mezzo così particolare?

La percentuale di responsabilità è stata molto alta e continua ad esserlo tutt’ora, perché sono sempre in un sottile e fragile equilibrio tra il mio punto di vista di percepire questa storia e dare quindi una mia interpretazione, coprendo il ruolo di cantautore e la reale situazione che vive Marco da sempre e le sue parole, quindi rispettare il suo pensiero e i suoi messaggi. Ognuno di noi ha una missione nella vita e metterne in luce due (la mia e la sua) è un lavoro molto delicato, in bilico tra l’errore e il successo.

Nel testo si percepisce un conflitto tra rabbia e perdono. Come hai trovato l’equilibrio giusto per non cadere né nel pietismo né nell’enfasi?

Come giustamente dici, si basa tutto sugli equilibri. Per non rischiare di cadere né nel pietismo né nell’enfasi ho semplicemente dato ascolto alla mia anima, in fase di registrazione. Qui però, devo ringraziare Cristiano perché è a lui che devo questo mio lavoro introspettivo, che va oltre la tecnica, la voce e la bellezza dei suoni …

Affrontare certe tematiche essendo troppo strutturati o seguendo troppo delle regole si rischia di cadere nella falsità e nel poco coinvolgimento emotivo, che il brano invece richiede. Conosco Marco da ormai 15 anni; non potrò mai capire la sua vita perché di fatto è molto lontana dalla mia ma, avendo negli anni instaurato un’amicizia, sono riuscito a “mettermi nei suoi panni” e lui nei miei. Quest’esperienza emotiva mi ha permesso di dare spazio al cuore e poco alla razionalità ed essere quanto più possibile me stesso, senza troppe catene o vincoli. Con la supervisione e i consigli di Cristiano sono riuscito inoltre a limare alcune “sporcature” e definire alcuni dettagli; sono proprio loro che fanno la differenza in questi casi! Grazie a questo duro e lungo lavoro, forse siamo riusciti a trovare questo giusto equilibrio.

Il tuo percorso unisce canto, teatro, sceneggiatura e formazione accademica. Come si ritrovano tutte queste esperienze dentro questo brano?

Rispetto a quanto appena detto, di certo la tecnica deve essere alla base di tutto ed è questo un concetto per me quasi scontato, oserei dire. Ho avuto la fortuna di avere un percorso artistico e formativo molto variegato negli anni, seppur tortuoso. Questo mi ha permesso di mettermi alla prova il più possibile e di uscire spesso dalla mia confort-zone. È un lavoro che ancora oggi faccio con me stesso, rispetto alle esperienze artistiche che mi si propongono e trovo tutto molto interessante. Dico sempre che nella vita non si finisce mai di imparare e che la formazione, intesa come crescita personale in primis, sia una delle cose più importanti ed essenziali che ognuno di noi, per sé stesso, possa mai fare (e dovrebbe permettersi di fare)! Di certo il teatro, la formazione accademica, le varie esperienze di regia, di sceneggiatura mi hanno permesso di affrontare la creazione e la registrazione di un brano come “Ma che colpa ne ho” e mettere in risalto una storia come quella di Marco, non cambiando troppo l’essenza della sua natura, nell’interpretazione.

Da artista in continua evoluzione, come immagini il tuo futuro? C’è un sogno professionale che questo singolo ha rimesso in movimento?

Ad oggi non so di preciso immaginarmi il mio futuro artistico perché, per l’appunto, è in continua evoluzione. Ho molti progetti da voler realizzare, come questo dedicato a Marco, “F.D.V. – Forza Di Vivere”. Progetti non prettamente musicali e un sogno professionale che questo singolo mi ha rimesso in movimento è quello di realizzare un vero e proprio Musical, su questa storia. Ho avuto l’occasione di partecipare in passato a diversi Musical e prenderne parte anche nel ruolo di protagonista come in “Forza Venite Gente”, ma non l’ho mai scritto uno! Per il mio primo disco “Dal Mio Punto Di Vista” avevo organizzato una tournee teatrale dove, oltre al concerto musicale con la mia band dal vivo, raccontavo una storia inedita: la mia! Ho messo in scena con l’attore Luca Guido (che ringrazio) il messaggio dello stesso album e quindi ho fuso la musica con il teatro, ma non è stato un Musical a tutti gli effetti! Lavorando invece a questo mio secondo album discografico, mi sta venendo la voglia di accettare questa sfida: scrivere e realizzare il musical “Forza Di Vivere”

Se dovessi descrivere «Ma che colpa ne ho» a chi non l’ha mai ascoltata, senza parlare di musica ma solo di emozioni, cosa diresti?

Direi che è un manifesto umano e un esempio di vita, rispetto al valore del saper perdonare e, allo stesso tempo, accettarsi così come si è! Direi che è uno spunto di riflessione sul fatto di porci delle domande come quella che il titolo stesso riporta <<Ma che colpa ne ho?>> Che colpa ne ho se sono nato in un mondo dove tutto è già scritto? Che colpa ne ho se mi etichettano “Diverso”?

Direi che è un testo che va oltre la denuncia sociale o medica; si sofferma invece su un errore che facciamo tutti e sempre, ovvero quello di non imparare mai niente dalla vita ma, al contrario, fare sempre lo stesso giro, nonostante sappiamo gli sbagli commessi nel passato e non facciamo niente per evitarli. Se veramente tutto ritorna nella storia, con le stesse dinamiche, le stesse regole ma cambiano solo i volti, perché mai dobbiamo sempre cadere sugli stessi errori? Direi infine, che è una storia che conferma il fatto di non esserci differenza tra il “Diverso” e il “Normale” e che tutto quello che non conosciamo, non per forza, per paura, debba venire meno o essere un punto a nostro sfavore ma, viceversa, un punto di forza e un valore aggiunto alla nostra esistenza. Questo brano racconta una storia di un’amicizia emotivamente pura tra un “Normale” e un “Diverso”. Un’amicizia che, ad entrambi, ci ha insegnato parecchio, arricchendoci d’animo e avvicinando i due mondi.

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