Un brano che evita il dramma e sceglie la chiarezza. “Lontana da te” costruisce una linea narrativa pulita, dove la distanza non è una semplice rinuncia, ma una presa di coscienza che cambia il modo di guardare alle relazioni e, forse, anche sé stessi.

Ascoltando il brano si ha la sensazione che questo abbia un taglio più personale rispetto a “Esisti”. Come riuscite a spaziare fra i vari argomenti, rendendo la vostra cifra stilistica omogenea?
Cerchiamo sempre di mantenere fedele l’identità sonora della band, mentre sulle tematiche ci piace essere il più liberi possibile. Anzi, ci piace proprio spaziare, perché ogni canzone nasce da un’esigenza diversa e racconta qualcosa di diverso. Credo che il nostro stile sia il risultato della condivisione delle esperienze musicali di tutti i componenti della band. Ognuno porta il proprio bagaglio, i propri ascolti e il proprio modo di vivere la musica, e gli arrangiamenti nascono in modo molto naturale da questa sinergia. Esisti affronta un tema importante e collettivo, qualcosa che riguarda tutti noi. Per questo ognuno ha dato il proprio contributo immaginando un sound capace di esprimere anche la drammaticità del contesto che racconta. Lontana da te, invece, nasce da un’esperienza molto personale. Di conseguenza anche l’approccio musicale è stato diverso: più delicato, più intimo, ma allo stesso tempo incisivo. Abbiamo scelto di lasciare spazio a un tema semplice che accompagna tutto il brano, evitando quei virtuosismi che in Esisti avevano invece un ruolo più importante. Alla fine cambiano gli argomenti e cambiano le emozioni che vogliamo raccontare, ma il modo in cui le trasformiamo in musica resta sempre profondamente nostro.
Avete immaginato un ascoltatore ideale di “Lontana da te”? Quali sono le emozioni che lo accompagnano nel processo emotivo?
In realtà non abbiamo immaginato un ascoltatore ideale preciso. Può essere chiunque, come può non essere nessuno in particolare. Quando metti in musica un’esperienza di vita come quella raccontata in Lontana da te, però, speri sempre che qualcuno possa riconoscersi in quello che stai raccontando. E credo che molte persone possano ritrovarsi in questa storia, perché parla di emozioni e situazioni che, in forme diverse, abbiamo vissuto in tanti.Anche la scelta musicale va in questa direzione. Abbiamo cercato di mantenere il brano semplice, lasciando che fossero soprattutto le parole e l’emozione a parlare. Secondo noi questa semplicità permette alla canzone di arrivare più direttamente nell’intimità di chi ascolta. Penso soprattutto a chi si trova in quel momento di confusione emotiva in cui il cuore dice una cosa e la testa un’altra. Lontana da te racconta proprio quel passaggio delicato in cui capisci che non sempre è l’istinto a dover decidere. A volte è la maturità a prendere la parola e, anche se a malincuore, a farti capire che trattenere un sentimento o fare un passo indietro può essere la scelta più giusta per il proprio benessere. Non è una canzone che invita a rinunciare all’amore, ma una canzone che parla della consapevolezza di scegliere ciò che ci fa stare bene, anche quando è la scelta più difficile.
Artisticamente, vi siete mai ispirati ad un artista specifico? Avete preso anche spunto dalla letteratura?
Proprio ispirati a un artista specifico no, anche perché ognuno di noi arriva da percorsi musicali diversi e ha ascoltato cose diverse nel tempo. Credo che il nostro stile nasca proprio dall’incontro di questi bagagli musicali, che poi si fondono in qualcosa di comune quando lavoriamo insieme. Per quanto riguarda la letteratura, non c’è mai stata la volontà di prendere spunto direttamente da un autore o da un’opera specifica. Però tutto quello che studi, che leggi e che vivi nel corso degli anni rimane dentro di te. Fa parte del tuo bagaglio culturale e umano e inevitabilmente, quando scrivi una canzone, riemerge in qualche forma. Alla fine ogni esperienza che accumuli, che sia musicale, letteraria o semplicemente di vita, ti dà strumenti in più per esprimere meglio quello che senti e quello che vuoi raccontare. E credo che questo valga per qualsiasi forma d’arte.
Quanto conta per voi, oggi, essere riconoscibili?
Per noi è molto importante essere riconoscibili. Il nostro stile e il nostro suono non sono arrivati per caso, ce li siamo costruiti nel tempo con studio, impegno e tanto lavoro insieme. Ci è capitato di riscrivere e riarrangiare alcune canzoni più volte, provandole in modi completamente diversi prima di trovare la direzione giusta. È stato un percorso fatto anche di errori, tentativi e cambi di rotta, ma proprio per questo oggi sentiamo di avere un’identità precisa. Avere un suono, uno stile e una voce riconoscibili per noi è fondamentale. Non solo per noi stessi, ma anche per rispetto di chi ci ascolta. Credo che il pubblico si aspetti di ritrovare sempre qualcosa di te nelle tue canzoni. Poi è giusto evolversi, cambiare e migliorare, perché un artista non dovrebbe mai smettere di crescere. Ma alla fine chi ascolta vuole continuare a riconoscere la tua anima dentro la musica. Vuole sentire te.