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Marco Lorenzon è Seivox: voci, storie e una pagina tutta sua

Cantante, fondatore di band, allievo di canto lirico e ora voce solista: Marco Lorenzon racconta il percorso che lo ha portato a “Poesia”, il suo nuovo singolo come Seivox.

 

Prima di tutto: com’è nata la scelta dello pseudonimo Seivox? Cosa ci hai messo dentro?

E’ molto semplice descriverlo, dopo le settimane che ho impiegato per trovarlo: mi piaceva il numero 6, e avevo scelto il nome d’arte SEI. Mi sembrava che avesse una sorta di connotazione bivalente, che si rivolgesse sia a me che agli ascoltatori. Purtroppo ho dovuto rinunciarvi presto, scoprendo che era molto inflazionato. Allora ho aggiunto il suffisso VOX quasi a ricordarmi che mi piace cantare, usare la voce. Ed ecco nato SEIVOX! Credo suoni anche discretamente bene, percui sono contento della scelta. All’inizio sembrava facile, poi quando mi sono accorto che SEI era già occupato è stato un viaggio perché ne ho provati mille altri che sembravano fighi ma anche scontati o pomposi, e che in ogni caso non risuonavano bene come SEIVOX.

Hai studiato canto lirico con il Maestro Giampaolo Badoer e poi sei passato al canto moderno alla MMI, dove hai incontrato Alex De Rosso. Come si sente questa formazione doppia nel tuo modo di cantare oggi?

Credo siano dei passaggi che si fanno e che poi portano a scegliere dei percorsi. Ho scelto il canto lirico un po’ perché ne sono sempre stato affascinato (“Che gelida manina” nella versione di Pavarotti mi annoda ancora letteralmente le viscere, nonostante quasi 50 anni di ascolti!) un po’ perché credo sia un’ottima base per imparare come respirare, come far suonare e risuonare la voce. Man mano che acquisisci consapevolezza nei tuoi mezzi capisci quali sono punti di forza e quali sono le aree di miglioramento. E non ultimo in tutto questo ci va la vita privata e le emozioni e le difficoltà che si vivono giorno per giorno. Ascoltare opera lirica è diverso rispetto ad ascoltare Grunge, e chiunque si approcci ad uno strumento qualsiasi deve fare i conti anche col proprio mood, no? Ho attraversato molte fasi nella mia vita, e forse è proprio questo che mi ha portato a intraprendere strade così variegate nella mia attività come cantante. Questo non fa di me un cantante bravo, ma sicuramente mi ha fatto vedere e provare stili diversi senza aver paura di mettermi continuamente alla prova, e credo che il valore aggiunto sia proprio questo. Poi la bravura è qualcosa di molto soggettivo: ci sono dei cantastorie con impostazioni vocali molto modeste che hanno avuto un successo molto più conclamato in termini di vendite, piuttosto di fenomeni assolutamente sublimi dal punto di vista vocale che magari rimangono in sordina rispetto al mainstream proprio perché propongono qualcosa di nicchia (due esempi su tutti Bob Dylan e Andre Matos). Come dicevo all’inizio credo che il tutto inizi nel momento in cui scatta la scintilla, e il resto lo fa la musica.

Devo dirti che nel brano c’è un passaggio che all’inizio mi ha lasciato un po’ perplesso: “restare fermo nel buio, cercando di non aver paura” mi sembrava quasi in contraddizione con il tono solare del resto. Poi riascoltando ho capito che forse è proprio quello il punto. Cos’hai voluto dire con quella riga?

POESIA parla di relazione con qualcuno ma anche di morte: in quelle righe faccio notare proprio come anche nei momenti estremi la persona amata c’è e persiste, anche quando appunto si è nel buio. E chi non ha paura del buio? Solo chi ha delle certezze granitiche a cui far affidamento, e in una storia come POESIA è la persona amata quella certezza che ci da la forza per affrontare il buio della notte più scura. E quando tutto finisce si spera che ci sia la possibilità di riavere una pagina su cui “riscrivere un’altra poesia”, perché ci si porta la certezza che una relazione vera e sincera può dare sicurezza e libertà come nessun’altra situazione al mondo. Non ho mai avuto l’opportunità di passare un periodo lungo da solo, ho sempre avuto qualcuno di speciale al mio fianco. Forse perché non mi ci vedo da solo faccio fatica a immaginare cosa significherebbe avere la libertà del “single”… non riesco a descriverla. Quindi il concetto di libertà per me esula dall’essere privi di legami/relazioni. Insomma quella riga vuol dire proprio che la persona amata è una guida, un riferimento. Purché sia in grado di stare fuori dalle dinamiche che fanno dell’uomo un essere egoista e pavido.

Se dovessi descrivere Seivox a qualcuno che non ti ha mai sentito prima, in tre parole o in un’immagine, cosa diresti?

In tre parole? Credo sia qualcosa per i critici. Per quel che mi riguarda è un AOR che torna con uno stile originale, che non si adegua all’attuale mainstream ma che punta verso quella forma musicale che ha affascinato coloro che hanno vissuto i loro anni migliori alla fine dello scorso millennio. Forse l’immagine mi viene più facile: vedo il mio progetto come qualcosa di parallelo al presente, per il momento. Spero che il binario che sto tracciando nel mio piccolo possa incrociare qualche stazione importante e che possa caricare un bel po’ di passeggeri… Per ora mi piace sognare di essere diretto verso qualcosa di bello e abbondante quantomeno in termini di soddisfazioni personali, poi quel che arriverà sarà comunque ben accetto.

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