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GASTON: una sospensione nostalgica e metropolitana

Rapper e songwriter di lungo corso, per quanto lunga possa essere la sua giovane carriera ma già ampiamente ricca di traguardi e belle collaborazioni. Attivo dal 2012, Gaston arriva oggi a questo Ep di 5 brani inediti dal titolo “Cartoline”: e sono istantanee, cicliche, sospese dentro i toni grigi di una giornata autunnale, dentro un mare che non è quello estivo delle vacanze, che non è un colore che urla la superficiale serenità delle masse. “Cartoline” è un piccolo disco di prezioso climex urban, metropolitano, nostalgico, metallico e fusion quando serve. Contemplativo e completo il video che incornicia un singolo breve e sghembo come “Viale del tramonto”. Ci sono le onde del mare e misuro il respiro lento che mi viene da dentro.

Questo suono che si sospende, che resta incastrato nel tempo che stiamo vivendo. Io partirei proprio da questo suono. Da questo suono che più delle parole mi racconta il tempo che stiamo vivendo. Non è così?
In tanti sono colpiti dai suoni di queste canzoni. Posso dirvi che è tutto merito di Daniele Bleedz, Luigi Grande, Federico Marsilio ed Edoardo Badii. Io ho solo selezionato e messo insieme delle loro musiche. Daniele penso sia la spina dorsale, quello che più degli altri ha involontariamente dettato la linea del progetto ma perché mi conosce da quasi dieci anni e passiamo più tempo a parlare di noi che di musica. Sa cosa vuole tirarmi fuori. Ed anche se mi manda cartelle con decine di strumentali di ogni tipo, me ne segnala sempre un paio “queste proprio per Gaston”. Questo non vuol dire che non arriverà una trappata (a modo nostro).

Questa voce che hai, spesso chiusa, introspettiva… assomiglia al suono di cui stavamo parlando. Ci sono dettagli che mi rimandano alla metropolitana, al cemento, alla nostalgia. Anche questo è voluto o hai solamente abbracciato il caso?
Molte di queste canzoni sono state scritte a Bologna, dove la metropolitana non c’è ma è già un grosso centro “metropolitano”. Anche se la prima volta che sono arrivato in via Ugo Bassi e ho visto da lontano la “W” dei bagni pubblici con le scale per scendere proprio come in una metropolitana ho pensato: “Non sapevo ci fosse la metro, figo”. Ma appunto era una W e non una M. Figo, perché il mito di Milano mi perseguita. Non tanto per la moda o per l’industria quanto perché mi sembra di aver vissuto quei quartieri e quel “cemento”: ho ascoltato tanto rap prodotto lì e mi sento parte di quel paesaggio/immaginario pur non essendoci mai stato per più di una settimana. Riguardo la nostalgia penso in sintesi di non aver mai vissuto a cuor leggero la mia età, per carattere. Quindi ho sempre questo senso di “se avessi fatto, se avessi detto, se fossi stato, se avessi avuto”. Quella sera, in quella strada, con quella persona ecc. Questo penso sia per me la nostalgia in questo momento. Se mi volto indietro mi ritrovo felice un po’ ovunque, ma so che nel quotidiano c’era sempre qualcosa che mi turbava, mi rendeva irrequieto. Cose disciolte e poco importanti alla fine che per carattere tendevo ad amplificare, a ingigantire.

“Cartoline” è un piccolo ma importante viaggio di nostalgia. Posso chiederti perché? Perché questa vita che racconti ciclica, statica, ferma e posata sulle stesse cose… gli addii… il tempo che sfugge e non fa cambiare niente… perché?
Se fate così mi stendo (volentieri) sul lettino. A parte gli scherzi, per quanto forse la risposta a questa domanda sia una delle mie conversazioni (ampia, molto) preferita, non mi sembra il luogo.
Non perché ci siano chissà quali avvenimenti sotto o quale vissuto, anzi. Ma perché ascoltando la mia musica a me sembra tutto spiattellato e non voglio ulteriormente fare precisazioni che ad un eventuale ascoltatore che legge quest’intervista lascerebbero molto meno spazio d’immedesimazione. Vi dico che rimugino molto, che in passato mi sono imprigionato in una routine (tanto qui in paese quanto a Bologna) che a lungo andare mi ha logorato. Come se non avessi avuto la forza e, soprattutto, la voglia di perseguire davvero i mie obiettivi ed ascoltare sinceramente le mie inclinazioni. Questo mi ha fatto percepire il tempo prima come lento (“oziavamo”, ma ero in pari con gli studi e lavoricchiavo quindi amen) poi d’un tratto come passato, finito. Negli anni ho fatto entrare un sacco di gente diversa nella mia vita tanto da esserne continuamente (volentieri) circondato. Finché la sensazione di essere sempre in ritardo all’appuntamento con me stesso mi ha fatto chiudere di colpo un po’ di rapporti, senza apparente motivo. Mi viene in soccorso una canzone dei Management (del dolore post operatorio), Naufragando: “il suo inferno sono gli altri, hanno fame dei suoi spazi”. Ma non è così, è una percezione distorta. Sei tu a decidere quanto spazio concedere agli altri.

Il mare, l’acqua, le onde con il loro suono ciclico… la ciclicità in se come quel certo riff di chitarra elettrica che si ripete sempre uguale a se stesso (senza mai annoiare sia chiaro)… tutti elementi che tornano spesso in questo disco. È un caso?
Marea Delay è la più vecchia delle tracce dell’ep. Edoardo Baddii, un producer molto talentuoso scovato per caso e che per fortuna abitava a Bologna una volta venne a trovarmi. C’era anche il mio coinquilino e restammo sorpresi dalla roba che aveva nel computer. Purtroppo ci siamo sentiti qualche mese fa e non fa più musica, non aveva neanche più il progetto di quel beat che mi regalò “progetto per tafuro” e che per anni è rimasto qui nei miei dispositivi, con testo “già scritto ma da riscrivere”. Motivo per cui ho dovuto far risuonare il beat a Federico Marsilio che ha anche prodotto la titletrack e mixato l’intero progetto (forse la persona che ho stressato di più in questi mesi, grazie Steve!). Lì il mare ovviamente è già nel beat, non avrei potuto parlare di altro. Per il resto non dico che è un caso ma sicuramente non una richiesta esplicita. L’interludio Usciamo sempre nei soliti posti, prodotto da Bleedz ripropone le onde e prepara alla chiusura. Avrà pensato bene di trovare un link con le varie parti del disco oppure scopriamo di essere, di nuovo, in sintonia. La sintonia con le persone che mi circondano in questo momento per me è tutto.

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