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The Tangram: esser eccezionale, tra passato e futuro

Da tempo il nuovo soul e le derive del funk futuristico stanno occupando una fetta importante della nuova scena italiana. La musica indie passa anche per le contaminazioni americane, quelle glamour protagoniste di grandissime produzioni di stile. Ed è il caso di sottolineare il cammino di una realtà abruzzese davvero molto interessante: sono i The Tangram che dopo anni di gavetta tra suoni live e sperimentazione, approdano ad un primo lavoro di inediti che oggi trova l’anteprima in questo singolo dal titolo “Awesome”. Le bellissime leggerezze sensuali in bilico tra le luci soffuse e il sole californiano impreziosite anche da un bellissimo video diretto da Diego Mercadante. In attesa del primo lavoro ufficiale pubblicato da IRMA Records, come al solito, facciamo un tuffo oltre le apparenze estetiche…

La prima cosa che mi colpisce di voi è questo modo di vivere la musica, un po’ alla “vecchia”. I The Tangram nascono prima dal vivo e dopo anni arrivano ad un disco d’esordio. La musica suonata, cesellata per davvero sul campo… da anni ormai sembra accadere l’esatto contrario… cosa ne pensate?
Sicuramente internet ha contribuito alla musica che va prima in studio e successivamente dal vivo. Se pensiamo agli anni 70 dove i mezzi di condivisione erano meno immediati, per forza dobbiamo pensare ai concerti, ai dischi e al passaparola come mezzi di condivisione. Oggi questo sembra essere meno necessario agli artisti perché si ha la possibilità di condividere la propria musica immediatamente attraverso i social e avere dei riscontri istantanei. Quindi probabilmente siamo affezionati a quel tipo di modalità “più vecchia” perché crediamo che alla base della condivisione digitale è indispensabile quella della vita reale, naturalmente senza disdegnare quelli che sono i mezzi “più potenti” di cui disponiamo oggi. Potremmo dire che la musica si è “evoluta” assieme alla tecnologia come la società stessa.

Parliamo di America, di nuovo soul, parliamo di una musica che ha piuttosto la pelle nera che il sangue pop europeo. Come ci siete arrivati? E perché?
Fin da piccoli abbiamo ascoltato, grazie anche ai nostri genitori, una musica che spesso riconduceva a quella cosiddetta “nera”, quando poi in realtà la musica che esprime delle sensazioni non ha ne colore ne connotazione; ha una storia, questo sì ed è legata alla cultura e società di chi la crea. Prendi ad esempio la storia del Muscle Shoals Sound Studio, i grandi classici della “black music” prodotti e suonati da straordinari musicisti bianchi. Non l’abbiamo mai sentita nostra questa specie di catalogazione; c’è musica che ci piace e musica che non ci piace, indipendentemente da chi l’abbia creata.

Elettronica e futuro. Oggi il nuovo soul, la fusion in tutte le sue derive, sembra essersi contaminata di qualcosa che troviamo ovunque come l’elettronica. Secondo voi è un ingrediente che in qualche modo sta omologando anche i generi musicali?
La musica è permeabile e si mescola, non c’è niente di strano, anzi pensiamo che molto spesso le novità più interessanti nascono proprio dalla sperimentazione e dall’unione di generi musicali, così come si mescolano le culture. Bisognerebbe distinguere tra musica elettronica intesa come genere e componente elettronica intesa come strumenti che creano determinate sonorità, perché in quest’ultimo caso crediamo che l’unione di elettricità e musica abbia contribuito enormemente all’evoluzione della storia musicale e abbia eliminato ogni omologazione.

Questo primo disco di inediti. Brani che avete portato live in questi anni o sono cose nuove di zecca?
In questo album d’esordio stiamo mescolando quelle che sono le nostre attuali influenze (estremamente variabili), ma il filo conduttore è sempre lo stesso, la musica che ci piace. Ci saranno dei brani che abbiamo già eseguito dal vivo, naturalmente rivisitati con l’emotività di oggi e ed altri piuttosto recenti, stiamo chiudendo un album che prova a rispecchiare come siamo diventati e come stiamo vivendo questo momento storico delicato e saturo. Questi anni di esperienze stanno rafforzando la nostra natura artistica, insegnandoci a convivere con essa e ad avere la necessità di condividerla.

E che tipo di responsabilità e di attese relegate dietro un disco oggi?
Il senso di responsabilità e le aspettative che si celano dietro un’opera prima sono sempre alte ma d’altra parte siamo consci che è un punto di partenza e che bisogna stare con i piedi ben saldi a terra. Alla fine il giudizio spetta al pubblico, anche se noi siamo carichi starà a loro accendere la miccia. Non pensiamo che il discorso di oggi o domani sia di fondamentale importanza, pensiamo che l’importante per un’artista sia l’essere riconosciuto ieri come oggi. Noi viviamo in quest’epoca e dobbiamo farci i conti, a volte ci si rende conto che a prescindere dagli anni, dai gusti e dalle mode, quando ti impegni a fondo in un lavoro finisci per tenerci più che alla tua stessa salute, magari ignori molti aspetti che sarebbero fondamentali nella vita di tutti i giorni ma la musica è la nostra vita e non possiamo fare altrimenti.

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